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Racconto: La Famiglia by Davide

Il Racconto di una Famiglia, tre fratelli, la campagna, l'Egitto, le ambizioni di ciascuno. E la storia di Pinocchio che raccontava loro il Papà, la sera intorno al fuoco del camino

Il Racconto di una Famiglia, tre fratelli, la campagna, l’Egitto, le ambizioni di ciascuno. E la storia di Pinocchio che raccontava loro il Papà, la sera intorno al fuoco del camino.

Zafferano! quello era il colore che mi ricordava. Non quello delle bustine da supermercato, piuttosto quell’altro: l’originale in pistilli che avevo comprato in Egitto da una bancarella del mercato di Hurgada. La macchina sportiva di Alberto, in un angolo del parcheggio, aveva proprio quel colore rosso, intenso, vistoso, impresso nei miei ricordi.

La stretta delle braccia di Corinne attorno alla mia vita mi ridestò dai pensieri: mi strattonò dolcemente per farmi tornare al mondo reale. Lei si accorgeva quando mi immergevo nel mio mondo di riflessioni, escludendo da me tutto il circostante. Seduti sulla scalinata, che conduceva nel giardino disteso tutt’intorno al palazzo, assaporavamo il tiepido sole marzolino. Alle nostre spalle voci alterate e nervose provenivano dagli uffici del piano rialzato. Negli attimi di quiete la voce del Notaio, pacata e misurata, cercava di calmare gli umori accesi; più che altro quelli di Luca, che non aveva mancato di lanciarmi una delle sue brutte battute; ero appunto uscito dalla stanza, temendo di non resistere alla tentazione di contraccambiare la cortesia con un sonoro ceffone.

– Mi spiace, ma non te la prendere – disse Corinne; – Sai com’è tuo fratello. Non pensa davvero quello che ha detto.

– Ha ragione Corinne – pronunciò Alberto, giungendo alle nostre spalle. – Ascolta questa saggia e bella donna che ti ama; e questo per me è un vero mistero… non capisco come riesca a sopportati! – aggiunse con un sorriso sornione.

– Luca è fatto così: prima parla e poi ragiona – disse ancora nel mentre scendeva le scale e, superandoci, si incamminava svogliato tra la sinfonia di colori accesi e i profumi delicati del giardino notarile, vestito a nuovo dalla primavera.

Vero: Luca era proprio così. Di noi quattro fratelli era il più giovane e, per natura piuttosto che per età, il più irrequieto e polemico. Viveva sempre con il timore e l’ansia di essere escluso: questa sua paura lo conduceva, sovente, a comportarsi in modo arrogante e irrazionale. E noi lo perdonavamo, alla fine, conoscendo la sua buona natura di cuore, e consapevoli che, questo suo caratteraccio, risentiva delle assenze di nostro padre. Luca non aveva goduto di quel rapporto profondo tra noi fratelli maggiori e Papà: una relazione sulla quale ci eravamo forgiati creando le nostre sicurezze.

copyright @Davide Amerio (tutti i diritti riservati)

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The Family

Saffron! that was the color it reminded me of. Not that of the supermarket sachets, rather the other one: the original in pistils that I had bought in Egypt from a market stall in Hurgada. Alberto’s sports car, in a corner of the parking lot, had that intense, eye-catching red color imprinted on my memories.

The tightness of Corinne’s arms around my waist woke me from my thoughts: she tugged me gently to make me return to the real world. She noticed when I immersed myself in my world of reflections, excluding all the surrounding from me. Sitting on the staircase, which led into the garden spread all around the building, we savored the warm March sun. Behind us, disturbed, nervous voices came from the mezzanine offices. In the moments of stillness the voice of the Notary, calm and measured, tried to calm the heated moods; mostly those of Luca, who had not failed to throw one of his bad jokes at me; I had in fact left the room, afraid of not resisting the temptation to return the courtesy with a loud slap.

– I’m sorry, but don’t take it,- said Corinne; – You know what your brother is like. He doesn’t really think what he said.

– Corinne is right,- Alberto said, coming up behind us. – Listen to this wise and beautiful woman who loves you; and this is a real mystery to me … I don’t understand how she can bear it! he added with a sly smile.

– Luca is like this: first he speaks and then he thinks – he said again as he descended the stairs and, passing us, walked listlessly among the symphony of bright colors and the delicate scents of the notary garden, newly dressed from spring.

True: Luca was just like that. Of us four brothers he was the youngest and, by nature rather than age, the most restless and argumentative. He always lived with the fear and anxiety of being excluded: this fear of him often led him to behave in an arrogant and irrational way. And we forgave him, in the end, knowing the good nature of his heart, and knowing that, this temper of him, he was affected by the absences of our father. Luca had not enjoyed that deep relationship between us older brothers and Dad: a relationship on which we had forged ourselves by creating our certainties.

copyright @Davide Amerio (tutti i diritti riservati)