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“Presidio per la casa” by Laura Spianelli

di LaSpia

Torino, 30 Giugno 2014, ore 15:30 circa.

ManifestazioneCASA TgVS 1

Manifestazione CASA TgVS 2

Arrivo al presidio insieme al mio amico Mustafa, siamo in centro città e più precisamente all’incrocio tra via Arsenale e via Alfieri. Non siamo molti e non riesco a capirne il motivo; che il resto del gruppo sia in piazza Castello?
Mustafa porta nella borsa lo striscione con scritto a caratteri cubitali: “una casa per tutti” e lo consegna a chi sta in testa al presidio.

Io tiro fuori il diario e comincio a disegnare i presenti mentre davanti a tutti noi una nutrita schiera di poliziotti in tenuta antisommossa “mantiene l’ordine”.
Non si sentono molte voci, i/le manifestanti per lo più stanno zitt*… noto che si accendono sigarette
nell’attesa che dal comune qualcun* arrivi a portare qualche risposta alle richieste avanzate, ovvero un tetto sotto cui dormire.

I più e le più tenaci stanno davanti al presidio schierati di fronte ai poliziotti con striscione alla mano.

Finalmente arriva una signora dicendo che è interessata alla problematica, che l’ha già dimostrato in passato (sarà anche una problematica, penso, ma questi NON hanno casa!!), che era presente anche lei non so bene dove (penso… ma che fa? Basta ciance, quest non hanno un loro posto dove rincasare, dove dormire!) e romanda la questione al giovedì della stessa settimana… cioè fra tre giorni.
Massì, non male, tanto stanno solo in mezzo a una strada… ma in fin dei conti sono negri, ci sono abituati, giusto?!

Rimango ferma a disegnare i visi dei manifestanti guardando ogni tanto che accade aldilà del mio quaderno. I/le presenti parlottano, qualche donna si è seduta e qualcuno comincia pure ad andare via.
Vedo Imma e la saluto abbracciandola; è sempre bella, premurosa, ed i suoi occhi sono vivi più che mai. Anche i poliziotti hanno tolto il casco, ma lo rimetteranno pochi minuti dopo: noto infatti del movimento all’angolo destro rispetto a dove sono io. Sento voci, i/le giovani presenti si avvicinano al punto e chiedendo qui e là, scopro che un poliziotto ha pronunciato la felice frase: “vai, vai negro di merda”.
Un poliziotto gentiluomo, insomma.
Molti si indignano per la frase (intendiamoci, si indignano i/le manifestanti), i poliziotti decidono di rimettersi il caschetto in testa e i manganelli ben saldi in mano per la “sicurezza di tutti” ma, a parer mio, lo scopo in qualche modo è stato raggiunto: un ragazzo nero infatti, incavolato come pochi, ripete che è inutile partecipare alle manifestazioni, ai presidi ché questo non è il loro paese…
Insomma, il male ha trionfato ancora una volta.

Mi chiedo: ma perché dobbiamo dividerci in “il nostro paese” e “il vostro paese”? Perché lasciamo che dettagli tanto inutili permettano di lasciare senza casa degli esseri umani? Come si può tollerare l’uso dell’umiliazione come strumento di ghettizzazione?

Guardo ancora la scena e davanti agli occhi si para mia nonna (buonànima) con la frase che soleva dirmi: “oggi tocca a me, domani tocca a te… non si scappa”.

Mentre la vicenda si evolve in tanta frustrazione ma nulla d’altro (gli/le immigrate si diradano pian piano)arriva Teresa, chiacchieriamo ancora un po’ e poi ce ne andiamo. La digos rimane sul posto ad osservarci fin quando non ci allontaniamo.
Tengo a sottolineare che nessun* dei/delle presenti aveva la benché minima intenzione di attaccare rissa.

Una volta vicini alla metro di P.ta Nuova offro un caffè a Teresa e Mustafa che mi aggiornano
delle novità torinesi.
E’ piacevole stare con loro due, mi sembra di conoscerli da una vita 🙂