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Il Politico e il politicante tra una sinistra putrefatta e una destra che olezza di Fascio

Quando ci chiediamo per chi votare...dovremmo prima domandarci se abbiamo imparato a distinguere tra il politicante e il Politico

di Davide Amerio

Nel 2018 scrivevo il pezzo “La sinistra affonda, e non c’è niente da ridere…”, con il quale tentavo di mettere in guardia dal pericolo del crollo di uno dei soggetti politici portanti per la nostra democrazia.

Oggi, grazie a Letta, i suoi predecessori, i suoi sodali, e gli interessi economici guerrafondai dei suoi personaggi, la sinistra è letteralmente in condizione di putrefazione. L’aggravante, tipica italica, è che i responsabili (e colpevoli) di questo “omicidio” non sentono la necessità “morale” di rassegnare prontamente le dimissioni, ma continuano a galleggiare nell’insipiente politica salottiera. In Italia, saltare l’asticella della soglia del ridicolo (e dell’impunità) è specialità olimpica: diversamente un Renzi, un Berlusconi, un Salvini, e molti altri (di Sx e di Dx), non troverebbero più spazio nell’agone politico.

Ma se non esiste una sinistra rinnovata o rinnovabile, non può esistere nemmeno una destra migliore. Se non ci sono soggetti che “competono”, offrendo progetti realmente differenti, non ci può essere alternativa, ricambio, novità. La parabola della sinistra coincide con l’elettroencefalogramma piatto della destra: stesse facce, stessi personaggi, stesso linguaggio, stessi obiettivi (pro domo loro) di sempre; con tanto di malcelata nostalgia per i tempi di un presunto fascismo sociale, soppiantato ben presto da quello delle camicie nere.

Dx e Sx condividono, nella sostanza, la stessa fede neoliberista, la stessa accondiscendenza verso una Unione Europea costruita per soddisfare gli interessi dei paesi del nord Europa. Identica sudditanza atlantista, alla Nato, a quella parte del mondo (sempre più piccola) che non accetta la realtà di un sistema multipolare (sempre più grande).

A tirare le fila di queste bislacche politiche, una pletora di “politicanti” dal populismo facile. La figura del “Politico” è pressoché sparita. Cosa li distingue? Provo a definirne un profilo ragionando su singoli temi.

Rave Party: tra i vari mestieri che ho svolto nella vita, uno di questi mi ha portato ad assistere, in diretta, cosa accade in certi locali e in certe situazioni. Musica Tecno a palla, alcol a fiumi, pasticche sciolte in bottigliette d’acqua. Giovani che si “sballano”: si ubriacano e si impasticcano per staccarsi da una realtà che offre loro ben poco, rispetto a quella realtà televisiva che li indottrina.

Qui il politicante di sinistra difende il Rave come se fosse una di quelle feste tra amici che si facevano negli anni ‘70/’80, incurante della realtà. Il politicante di destra entra a gamba tesa con un decreto, pericolosamente incostituzionale per le sue implicazioni, per mostrare i muscoli e soddisfare l’ansia da prestazione da manganello che li ossessiona. Entrambi ignorano (fanno finta di…) che lo “Stato di polizia” lo hanno già creato loro negli ultimi due anni con la gestione pandemica, le restrizioni, i ricatti lavorativi, le menzogne della scienza di Big Pharma, cui si sono prestati, in una “felice ammucchiata” di governo di unità nazionale.

Il Politico si domanderebbe come mai ci sono così tanti giovani dediti all’alcol e allo sballo. Quali sono i loro problemi, le loro solitudini, le loro angosce. Come la società risponde ai loro bisogni e aspettative. Analizzerebbe la situazione dal punto di vista delle famiglie in difficoltà, dei conflitti famigliari, dei problemi della scuola, del lavoro, della possibilità di costruirsi un futuro e una famiglia. Si preoccuperebbe del fenomeno delle migliaia di giovani che fuggono all’estero per trovare un lavoro decentemente retribuito: una perdita economica enorme.

Altresì il Politico affronterebbe di petto il problema delle droghe, riconoscendo che 70 anni di Proibizionismo non hanno debellato il fenomeno ma lo ha rafforzato: costruendo fortune economiche miliardarie per la criminalità organizzata, aumentandone la diffusione, e favorendo le complicità tra politica e criminalità.

Diritto all’Aborto: il politicante di Sx ribadisce il principio del diritto di scelta, da parte della donna, di gestire il proprio corpo. Si limita a proseguire il solco degli slogan “l’utero è mio e lo gestisco io!” definendo il diritto come inalienabile e indiscutibile. Il politicante di destra ammicca all’integralismo religioso difendendo un concetto di “vita” assoluta, accusa l’uso dell’aborto come contraccettivo, ignora la storia: quella delle donne costrette ad abortire clandestinamente sulle tavole delle “mammane” (dove ci lasciavano la pelle, mentre le donne di famiglia benestante abortivano nelle cliniche all’estero), e che, grazie alla regolamentazione, comunque gli aborti sono diminuiti, e le donne non sono state più trattate come delle criminali.

Il Politico si domanderebbe perché negli ultimi 40 anni non si è mai visto un programma scolastico comprensivo dell’educazione sessuale per i giovani. Il “perché” è ovviamente retorico: l’impedimento è dovuto all’area politica cattolica e clericale che imperversa in Italia. Nel nostro paese la parola “preservativo” ha avuto bisogno di un benestare parlamentare per essere utilizzata in televisione, durante il tragico periodo del HIV. Una educazione sessuale per i giovani potrebbe aiutarli a comprendere il sesso e la sessualità in modo più naturale, affinché le gravidanze diventino un atto consapevole, e non un incidente di percorso. Affrontare compiutamente il tema aiuterebbe i ragazzi ad affrontare un mondo in cui il sesso viene loro sbattuto violentemente in faccia (basta guardare i social), nonché educare a un maggior rispetto delle Donne, e di coloro che, per necessità e non per capriccio, affrontano la dissociazione tra il loro sesso fisico e la loro identità sessuale (LGBTQ)

Prostituzione: argomento che ogni tanto affiora a fronte di eventi drammatici di cronaca. Per il resto nessuno se ne preoccupa (tanto lo gestisce la criminalità organizzata). Dai politicanti discorsi a perdere sulle case chiuse o sul perseguire i clienti (ovviamente quelli che non godono dell’immunità parlamentare). Il Politico si preoccuperebbe di realizzare leggi, iniziative sociali ed economiche, affinché nessuna donna sia mai costretta, per coercizione o per necessità di sopravvivenza, a prostituirsi. Dopodiché, per le donne convinte (in piena libertà e consapevolezza) di intraprendere la strada della prostituzione, allora si preoccuperebbe che tale attività si svolgesse in luoghi idonei, sorvegliati a livello sanitario, riconosciuta a livello fiscale, controllando che nessuna donna subisca pressioni o ricatti. E il dibattito non tiene mai conto della platea di coloro che sono costretti alla prostituzione per procurarsi il danaro necessario per modificare la propria condizione (identità) sessuale.

Evasione fiscale (e del tetto al contante): un altro argomento ricorrente, con il quale politicanti di dx e sx sgomitano per conquistare l’oscar del “discorso più populista” dell’anno.

Premessa: l’avversione verso l’evasione fonda le sue radici in una serie di mitologie della retorica neoliberista.Non ci sono i soldi per fare spesa pubblica”, oppure “non si può spendere soldi che non si hanno”, “non si deve fare deficit!”, etc etc sono le tipiche affermazioni per sostenere questi “miti” nella pubblica opinione. L’argomento è vasto, e non lo tratterò qui in dettaglio ma, un Politico, dovrebbe sapere che queste affermazioni risultano false: uno Stato sovrano, che emette moneta “fiat”, cioè creata dal nulla, non può rimanere senza denaro, e non può fallire (a meno di scelte economiche scellerate).

Perché si pagano le tasse allora? Perché lo Stato, per poter esistere e funzionare, ti obbliga a lavorare per lui, e a pagare le tasse, con la moneta che lui stampa (e con cui ti paga). E le tasse vanno pagate in ragione del reddito, perché questo viene prodotto utilizzando beni della collettività (come già spiegava Adam Smith nel 1776; lezione dimentica dai libberali de’ noialtri, e invece assunta dalla Costituzione).

Quindi tutti devono concorrere al pagamento delle tasse. In ragione anche del fatto che l’accumulo eccessivo di denaro, nelle mani di pochi, altera la Democrazia (il potere del denaro). Il Politico, piuttosto che alimentare lotte populiste e demagogiche, dovrebbe domandarsi dove risiede la vera evasione fiscale, e in quale proporzione, e se il livello di tassazione non la stimola, o costringe a praticarla per sopravvivenza. Milton Friedman (un economista che non amo particolarmente) affermava che l’Italia si regge sull’evasione fiscale e sul lavoro in nero. Forse qualche riflessione sarebbe utile farla. Con l’abolizione del contante, in un contesto tecnologico avanzato, il denaro non è più tuo, ma della banca che ti concede la carta di credito. E chi garantisce che, se non sarai un cittadino ubbidiente al regime, le tue carte non verranno bloccate? Senza scomodare Orwell…non vi sono bastati questi due anni di ricatti nei quali le persone sono state private del lavoro, o costrette a inocularsi, contro la loro volontà, per poter sopravvivere e ricevere il permesso verde?!?

Potrei continuare con altri esempi, ma spero di aver reso l’idea. Il Politico ragiona oltre il proprio schieramento, concorre, nelle sedi opportune, a costruire quelle soluzioni di compromesso necessarie alla democrazia, nel rispetto delle sensibilità, e delle opinioni altrui. Analizzando fatti e dati, e assumendo decisioni che proiettano il paese in avanti, fedele alla Costituzione “emancipativa” qual’è quella italiana.

Il Politico ha chiara la differenza tra il “culto del Capo” e la “cultura della Leadership”. Detesta il primo, e progredisce con la seconda. L’Italia soffre di eccessiva affezione al culto: si sgomita per accreditarsi i favori dei capi bastone, e questi pretendono rispetto e adulazione per la loro incompetenza. Si freme nell’attesa del “Deus ex machina” che ci assolva dalle nostre responsabilità di cittadini: difatti, periodicamente, i politicanti giocano la carta del Presidenzialismo, quale soluzione per l’ingovernabilità creata dalla loro insipienza e inettitudine.

Mi rendo conto che questo profilo del Politico è “teorico”, ma il ciarpame in cui siamo precipitati in questi anni, non è una giustificazione per accettare tutto e non fare nulla per opporsi. La Democrazia è un “ideale senza confini”, che vive e progredisce se gli attori credono in essa, e non si limitano a una gestione corrente dei propri affari (concetto già ben chiaro ai Greci). Quando ci chiediamo per chi votare…dovremmo prima domandarci se abbiamo imparato a distinguere tra il politicante e il Politico: altrimenti saremo sempre in balia dei mercenari demagoghi di turno (che non mancano mai).

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