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Il fascista La Russa alla presidenza del Senato? Sveglia! È la democrazia bellezza!

La Russa presidente del Senato? davvero è un'indecenza? Se poco poco vi sto antipatico, alla fine di questo articolo i vostri zebedei (o cabbasisi), e il sottoscritto, saranno una cosa sola! Ma un po’ di verità dovremo pur raccontarcela, prima o poi…

ANSA/ALESSANDRO DI MEO
di Davide Amerio

La Russa presidente del Senato? davvero è un’indecenza? Se poco poco vi sto antipatico, alla fine di questo articolo i vostri zebedei (o cabbasisi), e il sottoscritto, saranno una cosa sola! Ma un po’ di verità dovremo pur raccontarcela, prima o poi…

La Russa presidente del Senato? Uno scandalo! Ma davvero? La mamma non vi ha mai raccontato che in Democrazia sono i numeri a comandare? Ecco! Probabilmente è colpa delle mamme! Come quando non preparano adeguatamente le figlie per affrontare la prima notte di nozze. Le sventurate affrontano il masculo ignare di ciò che le aspetta e poi…patatrac! E sono dolori…

Nel paese che alleva le nuove generazioni come fossero novelli principini ereditari, o dei geni incompresi (ne sanno qualcosa i poveri insegnanti disarmati di qualsiasi strumento idoneo a imporre un po’ di disciplina ed educazione nella scuola), la conoscenza della Democrazia e della Costituzione Italiana è materia per pochi, ostinati, cultori della Libertà e del Diritto.

I cantori del “non andiamo a votare…così gliela facciamo vedere noi!”, oppure, nella versione più lagnosa “tanto non cambia nulla!”, sono accontentati. La loro “protesta” ha sortito l’effetto di produrre il nulla, o meglio, “una beneamata minchia!” come direbbe, “qualunquemente” il sagace Cetto Laqualunque.

Ricordo di aver letto (mi pare fosse un libro di Giorgio Bocca, ma la memoria talvolta mi impedisce di associare il detto all’autore) una dichiarazione di Mussolini che recitava: ‘governare gli Italiani non è difficile, è inutile!’. Roberto Gervaso scrisse che gli Italiani sono ‘un popolo senza colonna vertebrale’.

Come Italiani sappiamo di essere bravi in molte cose. O almeno lo siamo stati nella storia. Il Made in Italy è ancora un riferimento apprezzato nel mondo, a testimonianza di una capacità imprenditoriale, artigianale, culturale, che desta ancora stupore e invidia.

Sarà a causa della nostra storia di paese soggetto a invasioni e predazioni da parte delle potenze straniere; oppure a un istinto di sopravvivenza necessario, che ha permeato la cultura popolare nei secoli (per destreggiarsi tra aristocratici, feudatari, Re, imperatori); o ancora originato dal fattore religioso (mentre in Europa dilagava la Riforma Protestante, abbiamo subito 200 anni di Controriforma e Santa Inquisizione)…di fatto, in Italia, prevale il “culto” del Capo, piuttosto che la “cultura” della leadership.

Il fenomeno è rilevabile nel privato, così come in politica. Nel caso del culto del capo, si può osservare un fenomeno bidirezionale: quello dei sottoposti che anelano l’approvazione e il favore del “superiore”, e quello dei capi (o capetti di turno, o capobastoni) che prediligono l’ossequiosa accondiscendenza acritica dei sottoposti.

Nel caso della leadership (molto più raro), siamo di fronte a preziosi individui che sanno valorizzare le competenze, e le abilità, dei propri collaboratori. Hanno una visione, costruiscono progetti, sognano utopie per il domani.

Nel privato possiamo facilmente individuare le conseguenze dei due differenti fenomeni: distinguendo tra imprese (o professionisti) che riescono a costruire (produrre) aziende prospere e di valore sociale, e le altre che, non di rado, sono zavorre, direttamente o indirettamente, sulle spalle del paese.

In politica, ambito nel quale i partiti politici sono, per la stragrande maggior parte, diventati “comitati d’affari” per distribuire collocazioni, prebende, tangenti, agli amici, e agli amici degli amici, prevale il culto del capo (o capobastone). Un popolo che confonde il servilismo con il pragmatismo, e vive nel ricordo delle grandi passioni ideologiche del XX secolo, è facile da bidonare con false promesse.

Inutile recriminare sui risultati. La Democrazia è solamente uno strumento “formale” che stabilisce delle regole per attuare una “rivoluzione” senza spargimento di sangue. Così come la nostra Costituzione è un faro che illumina un cammino per il progresso dello sviluppo umano e sociale. Ma se si ignorano le regole della prima, e non si pretende il rispetto della seconda, i risultati sono quelli che subiamo progressivamente da 30 anni a questa parte.

Sia l’una che l’altra sono state sistematicamente calpestate nell’ultimo trentennio da Leggi elettorali infauste, e tentativi ripetuti di modifica dei principi fondamentali, da parte di una classe politica dedita agli affari propri, con la complicità di una informazione padronale sottomessa. Ma se dimentichiamo la lezione di Paolo Borsellino (l’arma più potente che abbiamo è la penna che usiamo nella cabina elettorale), allora sono inutili tante cerimonie di commemorazione per questi “eroi” di cui non apprendiamo gli insegnamenti.

Inutile nascondere quanto il cambiamento sia difficile. Il paese Italia trasuda di organizzazioni criminali e di politici inutili, quanto servili e corrotti. Ma bisogna pur provare, e riprovare, e ancora provare. Leader ne abbiamo? Assolutamente no! (Per quello che mi riguarda).

Negli ultimi venti anni ho fatto la mia parte, come cittadino, cercando di dare fiducia a soggetti politici che rappresentassero una novità (M5S, Italexit). Non mi pento, ho fatto le mie valutazioni a suo tempo. Ma rimango orfano di una organizzazione politica che sia autenticamente padrona di un capacità riformatrice: sia nel progetto politico (e ne ho già parlato QUI e QUI), sia nella sua democrazia interna. Ma ciò risulta incompatibile con l’imperante culto del capo.

In attesa di tempi migliori, torno nella mia condizione di “apolide” politico; senza rinnegare nulla e nessuno (tanto meno le – spero ancora – amicizie costruite nel frattempo), riaffermando la mia libertà di pensiero e giudizio critico (che il culto del capo aborrisce), sicuro di stare sui “cabbasisi” a molti ma, parafrasando Oriana Fallaci, prendere sputi da dx e sx è un buon inizio per essere fedeli a se stessi.

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